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Comunicati stampa

 
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Comunicati stampa
03
feb
2012
Liberalizzazioni e semplificazioni: intervento del Presidente Landi
 
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Dopo troppi anni nei quali le “liberalizzazioni” e la “lotta alla burocrazia” hanno rappresentato una presenza fissa nel dibattito politico nazionale, il Governo dei “tecnici” guidato da Mario Monti ha varato due provvedimenti in questi ambiti vitali per il futuro del Paese. Se consideriamo le liberalizzazioni, non stupisce che da settimane il confronto politico sia concentrato tanto sul sostegno, quanto sulle resistenze a decisioni che perseguono, anche se in maniera talvolta contraddittoria, un maggior orientamento al libero mercato. Certo, in questo caso ci troviamo di fronte a iniziative di rilievo come le decisioni di scorporo della “rete” gas o di riduzione del perimetro dei servizi pubblici locali, tuttavia, non mancano le ombre e i timori che, nonostante l’autorevolezza dei tecnici al governo, siano state fatte scelte inadeguate ad avviare una modernizzazione del Paese e, soprattutto, a determinare una sua ben più elevata competitività.
Da almeno due decenni Confindustria sostiene che le liberalizzazioni rappresentano la via obbligata per smantellare le troppe barriere legali che impediscono il pieno dispiegarsi delle attività economiche. Mi riferisco ai più diversi ambiti nei quali è indispensabile l’ingresso di nuovi attori motivati e capaci di offrire di più a costi inferiori. Se consideriamo alla luce di quest’affermazione di principio i recentissimi provvedimenti – che in ogni caso richiedono approfondimenti per essere compresi nelle loro potenzialità – dobbiamo constatare la presenza di due contraddizioni. La prima è costituita dalla presenza di alcune iniziative che prevedono nuovi obblighi di legge antitetici a un effettivo maggior grado di concorrenza. La seconda, è data dall’incomprensibile selettività dei provvedimenti. Da una parte, infatti, si interviene nel settore dell’energia con lo scorporo della “rete” gas, dall’altra, nessuna decisione per settori altrettanto vitali come i servizi postali e il trasporto ferroviario. Realtà, queste ultime, nelle quali sarebbe indispensabile perseguire due precisi obiettivi: l’avvio della dismissione delle imprese “dominanti” ancora controllate dallo Stato e lo stimolo della concorrenza attraverso l’ingresso di nuovi operatori. Siamo di fronte a una resistenza alle “dismissioni” analoga a quella dei governi precedenti che, rifiutando tale soluzione, hanno sostanzialmente rinunciato non solo a creare nuovi presupposti di sviluppo, ma anche ad abbassare l’asticella dell’enorme debito pubblico. Infine, vale la pena ricordare che il dibattito di questi ultimi mesi è stato sostanzialmente egemonizzato dagli interventi riguardanti alcune categorie, come i tassisti e i farmacisti, assurte ingiustamente a simbolo dell’egoismo corporativo nazionale. Categorie che, in ogni caso, hanno sostanzialmente vinto la loro battaglia perché alla prova dei fatti non sono state “liberalizzate”. Al contrario, nei loro confronti è stata confermata quella pianificazione dell’offerta (numero dei negozi o delle licenze) che perpetua l’ingerenza arbitraria dello Stato in ambiti che potrebbero benissimo autoregolarsi seguendo logiche di mercato.
Il Governo si è impegnato anche nella “lotta alla burocrazia” che già aveva visto impegnato il ministro Brunetta. Mi riferisco all’approvazione avvenuta la scorsa settimana del cosiddetto “Decreto semplificazioni”. Un fattivo intervento volto a migliorare il rapporto dei cittadini con la Pubblica Amministrazione e la produttività delle imprese puntando, in entrambi i casi, sulla “rete” e sulle sue ben note potenzialità. In questo caso il dato di rilievo non è la pur necessaria cancellazione di oltre 300 Leggi, ma l’attenzione rivolta alla “banda larga” sulla cui mancata diffusione Industriali Reggio Emilia è più volte intervenuta negli ultimi anni. In tale ambito ci auguriamo che la prospettata istituzione di una cabina di regia interministeriale, incaricata di coordinare l’azione dei vari livelli istituzionali nell’attuazione dell’agenda digitale, diventi lo strumento per la non più rinviabile posa della fibra ottica. Tutto ciò a condizione che la stessa cabina di regia si impegni non solo per la pur importante riduzione dei costi e delle incertezze amministrative ma anche soprattutto, nell’azione di vigilanza sugli enti territoriali affinché non ostacolino lo sviluppo di questo settore a grande potenzialità economica.
L’insieme di queste considerazioni deve spingere tutti coloro che credono nella libertà d’intrapresa, nella leale concorrenza e nella necessità di ridurre drasticamente la burocrazia, a mantenere un’elevata attenzione su questi temi. Mi riferisco a un ampio schieramento, trasversale ai partiti politici, animato da una ben precisa consapevolezza: l’Italia è ancora lontana dall’aver aperto al mercato tutto quanto può e deve essere liberalizzato, dalla riduzione dell’asfissiante macchina burocratica e dalla semplificazione dei livelli amministrativi, come ben dimostra la situazione di stallo dell’annunciata riorganizzazione delle province.
Certo, quello di questi giorni pare essere un buon inizio, ma serve l’impegno di tutti per far sì che non si tratti di una falsa partenza.

Stefano Landi
Presidente Industriali Reggio Emilia

 
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